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MASTER: LA DIAGNOSI NEUROPSICOLOGICA
NELL'ADULTO E NELL'ANZIANO

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Insonnia da alterazioni del ritmo circadiano sonno-veglia
Sono state già descritte estesamente le relazioni tra ritmi circadiani e ritmo sonno-veglia. E' importante sottolineare, per quanto riguarda la capacità di aggiustare il proprio orologio biologico interno su quello degli eventi ambientali senza esitare in un disturbo cronobiologico, che gli organismi tollerano solo marginali adattamenti. In particolare, per l'uomo, è stato ipotizzato che il margine di tolleranza è limitato ad un massimo di 1-2 ore. Da questo consegue che si determinerà uno scompenso ogni volta che si chiederà ad un individuo di adattare il ritmo endogeno sonno-veglia ad un periodo inferiore alle 23 ore o superiore alle 27 ore (si ricordi che il ritmo sonno-veglia è di circa 25 ore). Lo scompenso che ne conseguirà, a volte, è di tipo transitorio e limitato all'intervallo temporale della desincronizzazione. Nella maggior parte dei casi, però, il disturbo che si instaura è di tipo cronico e costituisce una vera e propria insonnia che, peraltro è facilmente diagnosticabile mediante l'osservazione dei ritmi sonno-veglia dell'individuo.

In relazione ad un accorciamento o allungamento del normale ritmo endogeno sonno-veglia si distinguono due diverse sindromi:

  • sindrome della fase di sonno anticipata

  • fase della fase di sonno ritardata

Si tratta di pazienti hanno uno spostamento del periodo di sonno rispettivamente da un anticipo delle ore di sonno nelle ore serali e un risveglio precoce al mattino, e da un ritardo nell'addormentamento notturno ed uno spostamento in avanti del risveglio mattutino. La prima di queste due sindromi é assai più rara della seconda, probabilmente in relazione alle più forti pressioni sociali verso forme di attività serali.
In entrambi i casi gli individui trovano enormi difficoltà nell'addormentarsi nelle fasce orarie usuali, sono conseguentemente costretti a decurtare il loro sonno notturno per fare fronte alle necessità lavorative, scolastiche o familiari, presentano un sonno recuperativo durante i fine settimana e, soprattutto, denunciano una sonnolenza diurna.
L'instaurarsi del disturbi comincia, in genere, nell'adolescenza, per poi cronicizzarsi nel corso dello sviluppo successivo.

Trattamento.

Il trattamento d'elezione per entrambe le sindromi è la cronoterapia, cioè il riadattamento del ritmo sonno-veglia endogeno con il ritmo dell'alternanza luce-buio (cfr. paragrafo sulle tecniche non farmacologiche). Ancora più efficace risulta l'accoppiamento di cronoterapia e fototerapia, cioè l'esposizione al mattino ad una intensa luce (cfr. paragrafo sulle tecniche non farmacologiche).

Recentemente, tra i trattamenti farmacologici, è stata individuata una rilevante efficacia terapeutica della somministrazione di melatonina.