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Insonnia psicofisiologica
INSONNIA PSICOFISIOLOGICA

L'insonnia psicofisiologica è una forma di insonnia dipendente da fattori generici di stress somatizzati in maniera selettiva e che portano ad una alterazione del sonno notturno. Il termine "psicofisiologica" è di derivazione anglosassone e indica che il disturbo del sonno è indotto da una generica tensione emotiva in assenza di altri problemi psicopatologici o di ordine mentale. E' quindi una forma di insonnia sostanzialmente reattiva a contingenze ambientali stressanti e che è mediata da stati emotivi acuti. Usualmente si ritiene che essa non debba persistere per un intervallo di oltre 3 settimane dopo la risoluzione della situazione che l'ha determinata; in tali casi si parla perciò di insonnia psicofisiologica transitoria. Un quadro di personalità premorboso, l'intensità della reazione emotiva e, soprattutto, l'età ne influenzano l'espressione clinica.

Le persone che presentano questo disturbo lamentano non solo difficoltà nell'addormentamento notturno e nella continuità del sonno, ma anche un'incapacità a dormire durante il giorno. La pessima qualità del sonno notturno determina disagi e malessere diurno, ma non necessariamente sonnolenza.

Tra le cause più frequenti sono certamente da registrare gli eventi considerati negativi (scomparsa di una persona cara, licenziamento, difficoltà economiche), pur non essendo da escludere la reazione ad eventi considerati positivi. Un'altra causa tipica consiste nel dormire in ambienti nuovi e sconosciuti; è infatti frequente la manifestazione di tale disturbo, per esempio, in occasione di ricoveri ospedalieri, quando si dorme nella prima notte in albergo o ... nei laboratori del sonno. A riguardo, infatti, la prima notte in un laboratorio del sonno per studi polisonnografici usualmente è esclusa da qualsiasi valutazione ed è considerata semplicemente come "adattamento".

L'esperienza di un'insonnia psicofisiologica transitoria è stata sperimentata da chiunque almeno una volta nella vita, mentre meno frequente, ma in ogni caso assai comune, è un'altra forma di insonnia psicofisiologica che è definita di solito "persistente" o, da alcuni, "condizionata" facendo riferimento al meccanismo che più frequentemente ne determina il consolidamento. L'insonnia psicofisiologica persistente è quindi un disturbo che è conseguente a due fattori che si influenzano reciprocamente nel rendere persistente il disturbo: una tensione-ansia cronica somatizzata e un condizionamento negativo del sonno, il cui contributo differenziale è variabile nei singoli casi e, spesso, difficilmente individuabile. Vanno incontro a questo tipo di insonnia quelle persone che reagiscono allo stress con una reazione di allarme esagerata e che somatizzano la tensione emotiva attraverso incrementi anomali degli indici autonomici (per esempio vasocostrizione, reazione muscolo-tensiva, aumento del metabolismo). L'esordio del disturbo avviene in genere in seguito ad un evento stressante, rilevante nel contesto esistenziale del paziente, che innesca una reazione di allarme persistente. D'altra parte l'identificazione precisa dei fattori precipitanti sfugge spesso alla percezione del paziente che catalizza integralmente la sua attenzione sull'insonnia. Il disturbo del sonno e la relativa preoccupazione diventano quindi fattori cruciali nell'esistenza di questi pazienti, determinando un circolo vizioso tra effetti negativi dell'insonnia durante la veglia e il disagio psichico. Alla convinzione che la risoluzione del loro problema di insonnia determinerebbe la fine dei loro problemi consegue uno "sforzo" per cercare di dormire, che incrementa la loro agitazione e quindi rende ancora più difficile l'addormentamento. Oltre a questi fattori interni di condizionamento negativo, esistono anche fattori di condizionamento esterni. Fattori condizionanti esterni possono svilupparsi spesso durante un'insonnia transitoria a causa di una continua associazione tra la difficoltà ad addormentarsi e la frustrazione che ne deriva con l'arredamento, i rumori, gli odori della propria camera da letto, nonché con i rituali che precedono l'andare a dormire. La specificità di questo condizionamento negativo è testimoniata dal riscontro che questi pazienti si addormentano davanti alla TV, dormono meglio in una camera d'albergo o, addirittura, in un laboratorio del sonno rispetto a come dormono nella loro camera da letto.

L'incidenza effettiva di questo disturbo nella popolazione è ancora sconosciuta; rispetto ai pazienti studiati nei centri per i disturbi del sonno negli Stati Uniti e in Italia risulta che una percentuale rispettivamente del 15% e del 12.5% di tutte le insonnie è rappresentato dall'insonnia psicofisologica. Essa è più frequente nelle donne; si presenta in genere dopo i 20-30 anni e peggiora progressivamente con l'età fino ad una sua cronicizzazione definitiva. Un'ulteriore conseguenza di tale disturbo del sonno è l'uso prolungato e/o eccessivo di farmaci ipnotici o di alcol.

Trattamento

I trattamenti non farmacologici (tecniche di rilassamento, terapie comportamentali, psicoterapie) risultano non solo consigliati, ma addirittura necessari per evitare disturbi iatrogeni. Solo per limitati periodi di tempo o saltuariamente è consigliabile assumere farmaci ipnotici e, in ogni caso, i più appropriati tra questi risultano quelli ad emivita intermedia.