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Aprassia Ideativa
L’aprassia si dice “ideativa” quando il paziente mostra difficoltà nel rappresentare mentalmente a se stesso il movimento da eseguire; è stata considerata come un disturbo della capacità di rievocare il gesto e la sequenza di movimenti adeguati a compierlo. Fu descritta inizialmente in pazienti che compivano grossolani errori di utilizzazione di singoli oggetti (Pick, 1905), che pur riconoscevano (ad es. usavano le forbici come un cucchiaio e le mettevano in bocca), come se non fossero in grado di rievocare il movimento aduguato per quel determinato oggetto. Successivamente si sono privilegiate azioni richiedenti l’impiego di più oggetti (ad es. accendere una candela avendo a dipsosizione una candela, un candeliere ed una scatola di fiammiferi chiusa), con le quali è più facile mettere in evidenza gli errori che il paziente commette nell’organizzare la sequenza motoria idonea a raggiungere lo scopo. L’aprassico ideativo non riesce a rievocare il gesto da compiere, omette o inverte l’ordine delle azioni, compie con un oggetto movimenti che sono propri di un altro oggetto, cioè non sa cosa fare. De Renzi e Lucchelli (1988) hanno proposto che alla base dell’aprassia ideativa ci sia un’amnesia d’uso degli oggetti. Questa interpretazione è stata criticata da alcuni autori (Poeck e Lehmkuhl, 1980), che considerano invece l’aprassia ideativa un disordine nell’organizzazione sequenziale o temporale del movimento. Atri autori, infine, interpretano l’aprassia ideativa come un disturbo della rievocazione dalla memoria semantica degli attributi d’uso di un oggetto, sulla base di un’alterazione del “sistema prassico-concettuale”, ossia di quella sottocomponente del sistema semantico responsabile delle conoscenze circa la funzione di un oggetto entro un determinato contesto (Roy e Square, 1985; Ochipa et al., 1989).

SEDI DI LESIONI.
Le lesioni cruciali nella genesi di questo disturbo sono situate a livello della regione temporo-parieto-occipitale sinistra (Hécaen, 1972), anche se sono stati descritti casi di aprassia ideativa conseguenti a lesioni frontali o di altre sedi, ad esempio nuclei della base (De Renzi e Lucchelli, 1988).